In Europa a testa alta: le differenze fra Conte e Salvini

matteo salvini, giuseppe conte, premier, europa, UE, aquarius, censimento, rom, roberto saviano, scorta, luigi di maioFin dal primo giorno del suo insediamento, tanto si è detto e commentato a riguardo del nuovo Governo a trazione M5S e Lega. Si è riflettuto, anzitutto, sulla sua evidente eterogeneità. Se ciò può essere un bene, poiché esprime l’intenzione di voto degli italiani, al contempo potrebbe rivelarsi fallace in termini politici. Unire due forze così contrastanti fra loro (benché vi siano alcuni fondamentali punti di unione) potrebbe, presto o tardi, generare qualche insanabile lacerazione.
Qualche avvisaglia si è verificata nell’ultima settimana. L’ariete comunicativo, al secolo Matteo Salvini, ha bucato più di qualche schermo televisivo. Anzitutto con il caso della nave Aquarius, poi con il censimento dei rom ed infine con la possibile privazione della scorta allo scrittore Roberto Saviano.
Dall’altra parte, più che Luigi Di Maio, appare la presenza moderata ma al contempo politicamente ferrea del premier Giuseppe Conte. Entrambi i leader, il primo appartenente al partito più vecchio della Repubblica, il secondo l’autodefinitosi “l’avvocato difensore del popolo italiano”, hanno un obiettivo comune: alzare la testa dinanzi l’UE.
Matteo Salvini, con Aquarius, ha da un lato creato un precedente anche condivisibile (ossia che l’Italia non può sempre e da sola gestire le numerose e drammatiche emergenze migratorie), dall’altro ha però gestito il caso in modo mediaticamente propagandistico. Simile caso è quello del paventato censimento dei rom. Di primo acchito, Salvini ha fatto quel che sa fare meglio: sfondare le barriere comunicative ed attirare l’attenzione su di sé, anche se fondamentalmente nel male più che nel bene. Il tipo di censimento da lui inizialmente espresso era più su base razziale. Il giorno seguente ha, difatti, modificato il tiro mediatico (a seguito soprattutto dell’ammonizione di Conte e Di Maio) enunciando un tipo di censimento più “strutturale” (come già avvenuto in altri Comuni italiani come quello di Torino). Qual è stato l’effetto comunicativo di Salvini? Anche in questo caso di mera propaganda, con il malus aggiuntivo di fomentare ancor di più l’odio razziale già presente in una grande parte di italiani. Quella stessa parte che, dal 4 marzo ad oggi, è giunta sino al virtuale 29%. È questo il motivo per cui, Matteo Salvini, più che nella qualità di Ministro dell’Interno ha agito principalmente come leader del Carroccio. Ulteriore prova è il tema da lui sollevato sulla scorta dello scrittore Roberto Saviano, atteggiamento dovuto alla già nota divergenza ideologica manifestatasi negli anni con l’autore di “Gomorra”.
D’altra parte, il premier Conte percorre una linea politica più moderata, pur mantenendo schiena e testa dritte nei confronti degli altri leader europei. Gli esempi più evidenti sono stati il botta e risposta con Macron ed il più recente caso della telefonata della Merkel sulla famosa “bozza” ora accantonata e che ha quindi aperto la via per l’incontro di Bruxelles. Una posizione, quella di Conte, che pur mantenendo toni diplomatici, ha prodotto più risultati politici di quelli dei suoi precedenti “colleghi”.
La differenza, fra Conte e Salvini, risiede in questo: il primo lavora (nonostante il silenzio mediatico sulla sua figura) mantenendo le proprie posizioni e rappresentando tutti gli italiani; il secondo prosegue la campagna elettorale, macinando ancora consensi, rappresentando più i leghisti degli italiani.
Per questo si dovrebbe porre maggiore attenzione a non omologare Matteo Salvini con l’operato (più silenzioso e difficile) di Conte e Di Maio. I consensi son di facile reperibilità, per i risultati oggettivi (magari quelli prefissati dal Movimento come reddito di cittadinanza) occorrono tempo e coerenza politica.

Marco Marangio

giornalista pubblicista, laureato in Lettere moderne, amministratore del blog Prima Pagina e autore della silloge di poesie Percorsi

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