PASOLINI: IL VANGELO SECONDO PIER PAOLO

Genere: Biografico, Drammatico
Attori: Willem Dafoe, Ninetto Davoli, Riccardo Scamarcio, Valerio Mastandrea, Adriana Asti
Regista: Abel Ferrara
Anno: 2014
Durata: 86 min
Voto: ***½

 

Pasolini - Willem DafoePierpaolo Pasolini, scrittore, poeta, regista, sceneggiatore, editorialista; le ultime ore della sua vita immerse nei pensieri, incubi e passioni.
Il film è Pasolini, nel titolo e nei fatti, la sua persona, nei fotogrammi e nelle musiche.
Lo scrittore dalla “sola puerile voce“, con la rabbia e la rivoluzione nella sua pacatezza, diligenza e compostezza. La sua penna era una lama affilata che affondava nella carne della società, con chirurgica precisione, sviscerandola nel racconto.
Pasolini amava il popolo italiano, amava le persone semplici e incorruttibili, la società povera. Ciononostante con l’avvento dell’irrefrenabile capitalismo, fumante di ingordigia, negli ultimi anni della sua vita maturò parallelamente un odio verso quella stessa società proletaria che abbracciò la neo economia. Nel film si percepisce il suo diritto ad odiare, in senso politico, il nemico, il tiranno usurpatore di diritti.
Quest’odio non era solo il riverbero della sua anima ma era un sentimento che respirava intorno a sé, che nasce dall’impotenza di ognuno di noi dinanzi allo squallore della decomposizione sociale. Siamo tutti schiavi del culto della personalità, l’idolatria è come se facesse parte del nostro DNA e se Mussolini non riuscì nel suo intento a far omogeneizzare il suo popolo, il consumismo c’è riuscito in pieno.
Ferrara, regista e sceneggiatore, ha voluto arricchire l’intero lungometraggio delle sue parole scritte, dette e pensate, il film dunque incarna la complessa e contraddittoria personalità dello scrittore.
Pasolini descriveva una società macchiata dal passato, in degrado, dove la politica è sempre stata la burattinaia del popolo. Una classe dirigente con numerosi scheletri nell’armadio e losche trattative. Nel lungometraggio il regista ha voluto far percepire allo spettatore la disgrazia etnica italiana, una società priva di aggregazione.
L’opera ripercorre non tanto la vita terrena quanto la vita spirituale e ideologica, il puro e al tempo stesso impuro pensiero pasoliniano.Pasolini - Willem Dafoe
In parte ritrae un Pasolini molto personale ma allo stesso tempo reale. Lo scrittore coraggioso che ha pugnalato, con i suoi scritti ed i suoi film, la classe borghese che, affamata di potere e denaro, omologava a nostra insaputa l’uomo, imbottendolo di false verità e moralismi.  La cultura piccolo borghese porta alla corruzione e ad impurezze, mentre un analfabeta ha sempre un’anima candida, una certa grazia che poi va perduta attraverso la cultura. Poi la si ritrova solo ad un altissimo grado di cultura. L’istruzione media è sempre corruttrice diceva Pasolini.
Insieme a Buñuel uno dei pochi “immorali registi trasgressori“.  L’incantevole bellezza del film risiede anche nello scivolìo tra sfrenata immaginazione e terrena realtà, giochi di dissolvenze idilliache. Lo spettatore cammina tra i solidi pilastri della mente del poeta e un istante dopo si ritrova catapultato negli eventi quotidiani.
L’infinita bellezza nell’assistere al parto dei suoi pensieri e nel rabbrividire al prenderne atto. A tal proposito vediamo delle ricostruzioni in immagini di “Petrolio“, il romanzo incompiuto di Pasolini; volto a spiegare e reinterpretare con logica le stragi e i misteri italiani, in particolare l’assassinio di Enrico Mattei, lo scomodo presidente ENI.
Ricostruzione in immagini degna di nota è anche “Porno Teo Kolossal” il film a cui stava lavorando Pasolini, una farsa evangelico-pornografica, pellicola mai realizzata.
Caratteristica apodittica di Pasolini era la sua “natura ossimorica“, la dialettica dei contrari; il suo amore oppositorio e l’insanabile contrasto con il quale osservava il mondo.
L’ultima intervista, di Furio Colombo, è il fulcro del film e riassume bene e in maniera globale tutto Pasolini, la sua perdita di speranza: la disperata sfiducia in tutte le società storiche lo portava ad una forma di anarchia apocalittica.
Pasolini - Willem DafoeWillem Dafoe è spaventosamente simile nei modi, nella mimica, e fisicamente a Pasolini, interpretazione da manuale a dimostrazione del fatto che, indubbiamente, è uno dei migliori attori viventi. La regia è asciutta ed essenziale, priva di eclettismi, volta ad evocare lo stesso spirito registico semplice e lineare di Pasolini.
La fotografia memorabile, bellissime le inquadrature serali a rincorrere quella maledetta alfa romeo tra buio e spiragli di luce sull’asfalto romano. Trapela dai fotogrammi lo stile tipico di Ferrara, atmosfere cupi, personaggi che si interrogano, dipendenti sempre da qualcosa o qualcuno, la malvagità dell’uomo moderno.
Il film è stato vergognosamente ignorato o sottovalutato dalla critica. La pellicola è per fini palati e per chi Pasolini lo conosce, questa forse l’unica pecca o pregio, a seconda dei casi. Pasolini esce quasi dallo schermo con passo silenzioso, sedendosi a canto a noi a farci compagnia per poco più di un’ora.  L’uomo è fatto di scelte proprie e di scelte altrui, queste ultime inevitabili. Ma nel momento in cui cessano di esistere le scelte proprie, a scapito di quelle altrui, l’uomo cessa di essere uomo. Pasolini indubbiamente avrebbe voluto un uomo fatto più dalle proprie scelte, scelto da se stesso più che dagli altri. Sarebbe stato interessante sapere cosa ne pensasse Pasolini del nuovo millennio, della caduta del muro di Berlino, dell’Europa, dei nuovi partiti politici, della chiesa, dell’undici settembre, del terrorismo, delle rivoluzioni nordafricane. Non si può. Perché trentanove anni fa, quella notte, l’hanno ammazzato.
Parafrasando Moravia, “Pasolini era un elemento prezioso, un poeta e di poeti non ce ne sono molti al mondo, ne nascono solo tre o quattro dentro ad un secolo, il poeta dovrebbe esser sacro!“. Ferrara e Pasolini, la morale priva di vincoli, una completa libertà di riflessione. L’arte pura. Sublime. Sporca. Come quel cadavere impiastricciato di sangue sulla spiaggia dell’idroscalo.

Pasolini - Willem Dafoe

Io penso che scandalizzare sia un diritto, essere scandalizzati un piacere, e chi rifiuta il piacere di essere scandalizzato è un moralista.Pier Paolo Pasolini (Willem Dafoe)

Michele De Lorenzo

Studente di Ingegneria Industriale, accanito cinefilo, amante della letteratura ottocentesca e novecentesca, cultore di fisica, appassionato di musica e chitarrista.

I commenti sono chiusi.