LA JETÉE : LA GEOMETRIA DEL TEMPO E DELLA VITA

Genere: Fantascienza/Drammatico
Attori: Hélène Chatelain, Davos Hanich, Jacques Ledoux
Regista: Chris Marker
Anno: 1962
Durata: 28 min
Musiche: Trevor Duncan
Seguiti: Nessuno
Voto: ****
Collocazione temporale (Film imperdibili del 1962): Agente 007 – Licenza di uccidere (Terence Young), L’angelo sterminatore (Luis Buñuel), Il coltello nell’acqua ( Roman Polański), Il gusto del sakè (Yasujiro Ozu), Lolita (Stanley Kubrick), Mamma Roma (Pier Paolo Pasolini), Il processo (Orson Welles)
Oscar e Premi: Premio Jean Vigo 1963

 

A Parigi, in un prossimo futuro, in seguito ad una catastrofica guerra mondiale, l’uomo si trova costretto a vivere recluso nel sottosuolo per la radioattività. Lì, nelle tenebre, sperimenti sui viaggi nel tempo prendono forma.
I viaggi nel tempo sono stati ampiamente trattati nella cinematografia e la letteratura fantascientifica offre infiniti spunti per il genere da H.Welles, con il suo celebre romanzo “La macchina del tempo“, passando per Ray Bradbury ad Isaac Asimov.
Prima della magistrale trilogia di “Ritorno al Futuro” in molti avevano già toccato il delicato e relativistico tema del tempo.
La Jetée” è un film terribilmente poco conosciuto e di incommensurabile valore artistico, una poesia di immagini in un bianco e nero memorabile.
La pellicola, è una successione di foto, immagini statiche, montate con grazia ed armonia, un cortometraggio sperimentale di struggente bellezza.
L’elegante regia focalizza l’obiettivo della telecamera sulla natura crudele dell’uomo; scenario post-apocalittico, nonostante le barbarie della guerra nel sottosuolo continuano le ingiustizie e lo sfruttamento per la salvezza dei pochi a scapito dei molti.
I viaggiatori temporali nel film sono delle cavie umane costrette a reperire informazioni dal passato per salvare il mondo futuro; i crononauti possono essere solo coloro che hanno vivo e pulsante un ricordo, una forte emozione andata.
Affascinante quest’idea di dover fuggire nel passato per scongiurare le sofferenze degli abitanti del domani: scavare nel passato per ritrovare se stessi ed il proprio percorso.
La voce narrante, riferendosi al protagonista, ci racconta “Questa è la storia di un uomo segnato da un’immagine d’infanzia” tale immagine lo aiuterà a cavalcare il suo raggio di luce. Siamo dunque tutti viaggiatori del tempo, i ricordi costruiscono quei tunnel spazio-temporali che ci permettono di varcare la porta del passato e riviverlo. Il tempo passato è dunque dentro di noi. Passato, presente e futuro coesistono, il tempo non trascorre, non diviene, esso è.
L’essere umano è un prezioso scrigno che custodisce i ricordi, vivi o sbiaditi che siano e con l’andar del tempo rimangono sempre puri, resistono alle guerre, alle violenze degli esperimenti, il ricordo è custodito da un uomo, in un uomo.
La purezza dei più canditi e cruenti ricordi attraversa dunque le intemperie del tempo, nessuna tempesta può ossidarli.
Chris Marker, anche sceneggiatore, riflette sulla “Geometria del tempo e della vita“, una geometria circolare dove il punto di partenza e di arrivo coincidono. L’essere umano è la tangente che percorre una circonferenza, la vita un “Nastro di Möbius“.
Il film fa parte della così detta “Novelle Vogue“, un movimento cinematografico di critica sociale e politica francese nato a fine anni cinquanta. In quegli anni dirompeva la guerra in Algeria. Molti registi, da François Truffaut a Jean-Luc Godard, vollero essere i testimoni degli eventi del loro tempo trattando la crisi di stato e le problematiche sociali che ne derivavano.
Meditazione sul mondo scientifico che appare bivalente, è la causa di tutto ma allo stesso tempo la soluzione, sull’uso bellico della scienza e quindi sull’olocausto nucleare.
Spinge la mente in caduta libera tra angoscia ed inquietudine ad immaginare una terrificante guerra mondiale. Una guerra che potrebbe essere la più veloce della storia; che potrebbe aver inizio e fine pigiando un solo tasto, senza vincitori e vinti, la fine dell’umanità.
Una favola fantascientifica e psicologica dove l’esistenza della mente e del pensiero si mescolano con l’esistenza reale, visiva e materiale, paradossi del tempo e del senso in un pregevole e peculiare intreccio.
Nel 1995, l’eclettico, Terry Gylliams ripropose alcune tematiche del corto nel suo “L’esercito delle 12 scimmie”, dichiarò la sua diretta ispirazione francese.
Film profondo che riflette le atmosfere cupi e il clima storico burrascoso dell’epoca in cui fu girato. Come il più noto “Blade Runner” il “Réalisateur” utilizza trionfalmente la fantascienza come strumento di alta riflessione.

Una stanza del tempo di pace. Bambini veri. Uccelli veri. Gatti veri. Tombe vereNarratore

Michele De Lorenzo

Studente di Ingegneria Industriale, accanito cinefilo, amante della letteratura ottocentesca e novecentesca, cultore di fisica, appassionato di musica e chitarrista.

Commenti chiusi